Se dovessimo disegnare la tag cloud della contemporaneità, una parola sarebbe più in evidenza delle altre. Anzi, due: intelligenza artificiale. L’attenzione e gli investimenti sulle tecnologie che la sviluppano – come d’altronde testimonia anche l’impegno della stessa Tech Data – è massima. E le prospettive sono cariche di attese, anche perché non c’è settore che sfugga alla sua applicazione.

Lo sono anche la narrativa e lo storytelling, ambiti per loro natura lontani dalla tecnologia (per qualcuno addirittura antitetici ad essa), epperò strategici: senza di essi, come la comunichi, appunto, la tecnologia? Ma al di là della loro importanza per la comunicazione del futuro, narrativa e storytelling hanno necessariamente bisogno di fantasia, di storie ben costruite, coerenza della trama, di quei colpi di scena senza i quali nessuna storia si fa leggere o ascoltare. Ed ecco che entra in campo l’intelligenza artificiale.

Il campo di gioco, in particolare, sarà quello di una famosa scuola di narrativa italiana: la Scuola Holden, fondata a Torino nel 1994 da Alessandro Baricco. Oggi i soci sono quattro (lo stesso Baricco, Carlo Feltrinelli, Oscar Farinetti e Andrea Guerra) e dai primi tempi, in cui di base si lavorava sulla narrativa tout court – di fatto, si formavano scrittori – la Holden è ora un’accademia in cui si tengono corsi pluriennali, part time o seminari per tutti coloro che voglio fare del racconto il proprio mestiere: narratori, giornalisti, sceneggiatori, creativi del marketing, cantautori.

L’apporto di IBM

Per il corso di scrittura triennale Academy, la Scuola Holden si è rivolta a IBM chiedendo di poter applicare l’intelligenza artificiale all’analisi dei testi. Le tecnologie impiegate saranno alcune della “famiglia” Watson, le quali esamineranno una selezione di contenuti raccolti durante le lezioni e prodotti durante i tre anni del corso. Saranno considerati non solo testi costituiti da dati strutturati (romanzi, racconti e saggi) ma anche supporti non strutturati: immagini o file audio.

Nel caso lo riterrà necessario, la Scuola Holden avrà a disposizione anche un altro membro della sopracitata “famiglia”: Il Watson Machine Learning Accelerator (Power AC 922), in grado di lavorare a braccetto con i software per elaborare più velocemente grandi moli di dati di dimensioni più grandi.

Le tecnologie di machine learning impiegate saranno le seguenti:

  • Watson Natural Language Understanding, per l’analisi dei testi e l’estrazione di metadati su concetti, entità, parole chiave, categorie, sentimenti, emozioni, relazioni e ruoli semantici;
  • Watson Speech to Text, per la conversione di audio in scritti;
  • Watson Tone Analyzer, per rilevare intonazioni ed emozioni in un testo scritto;
  • Watson Personality Insights, per l’analisi linguistica e le teorie della personalità con lo scopo di evidenziare inclinazioni, bisogni e valori delle persone.

Qual è l’obiettivo che si prefigge un’unione come quella tra la Scuola Holden e IBM Watson? Avvalersi dell’intelligenza artificiale per saperne di più sulle dinamiche della narrazione, scoprendo magari correlazioni inedite tra parole e psicologia. Le tecnologie Watson produrranno mappe concettuali dalle quali emergeranno connessioni non immediatamente evidenti tra argomenti e ruoli semantici, tono e personalità degli autori.

Le enormi possibilità di applicazione dell’Intelligenza Artificiale rendono illimitate le opportunità di estendere il business, ma, per assicurarsi che i sistemi di Intelligenza Artificiale siano sviluppati e utilizzati in modo efficace, è necessario essere seguiti da esperti durante tutte le fasi del processo di valutazione, acquisizione, sviluppo, implementazione e gestione dei propri progetti.

Questo è l’obiettivo del progetto Tech Lab: uno spazio aperto, reale, concreto in cui system integrator, sviluppatori, aziende di tutti i settori, start up, Università potranno capire come e se fare business con Intelligenza Artificiale e continuare a disegnare e raccontare il proprio futuro.

Per saperne di più: www.tdevents.it/techlab