Lo studio Top Utlility, Le performance delle utilities italiane, di Utilitalia in collaborazione con Althesis, descrive la crescita delle smart utilities in Italia attraverso la misurazione delle prestazioni delle 100 aziende top dei settori del gas, dell’energia elettrica, della gestione dell’acqua e dei rifiuti. Le attività di queste società giocano un ruolo di spicco nel sistema economico e sociale del Paese, tant’è che nel 2018 le 100 Top Utilities hanno fatturato complessivamente più di 114 miliardi di euro, pari al 6,5% del PIL, con l’impiego di oltre 151.000 risorse umane.

I trend delle smart utilities in Italia

Il dato interessante è che sono cresciuti gli investimenti – circa il 5% del fatturato – nella Formazione 4.0, ovvero l’uso delle nuove tecnologie e la formazione sulle innovazioni tecnologiche implementate a manager e personale, a dimostrazione del fatto che le smart utilities italiane sono entrate a gamba tesa nella digital transformation industriale.

Restano, però, differenze molto marcate tra le varie società e i diversi territori.

Dallo studio emerge che le aziende del settore sono per lo più medio piccole, con un fatturato annuo che si aggira intorno ai 100 milioni di euro, e quelle di grandi dimensioni, con un fatturato che supera il miliardo di euro, sono davvero poche e riguardano soprattutto il comparto dell’energia elettrica e le grandi utilities più strutturate quotate in borsa.

Un altro dato interessante è la volontà di migliorare il rapporto con il territorio e con i clienti, unito a una crescente sensibilità verso la sostenibilità ambientale. Infatti, il rapporto di sostenibilità è diventato un appuntamento annuale fisso per ben il 59% delle smart utilities italiane, con una crescita del 22% in un triennio (2016/2018).

Gli investimenti tecnologici

I maggiori investimenti tecnologici sono avvenuti nel settore dell’energia elettrica, con il 47% del fatturato annuo investito. Ciò è dovuto principalmente a due fattori: da un lato gli obiettivi della transizione energetica che obbligano le società di erogazione di energia a lavorare per una economia a impatto carbonico neutro e per la crescita sostenibile, duratura e inclusiva a cui fa riferimento l’Agenda 2030. Dall’altro la capacità di spesa, che è molto più alta di quella degli altri settori a causa delle maggiori dimensioni delle aziende energetiche.

Gli investimenti riguardano soprattutto le energie rinnovabili e le tecnologie che contribuiscono a digitalizzare e ottimizzare il funzionamento delle reti nel contesto della Smart Grid, le reti di energia intelligenti che, grazie allo scambio di informazioni in flusso continuo e in tempo reale, permettono di erogare energia ai luoghi di consumo senza disservizi.

Un trend che proseguirà anche nei prossimi anni, nonostante il contraccolpo economico negativo legato alla pandemia di Covid-19: secondo l’analisi di Utilitalia sui piani strategici 2018-2022 delle più grandi multiutilities italiane che operano nel settore dell’energia, gli investimenti dovrebbero ammontare a circa 2,5 miliardi all’anno, di cui la metà sarà destinata alle reti elettriche, del gas e del teleriscaldamento.

Mentre circa 3 miliardi di euro si investiranno per iniziative e progetti volti a incrementare l’efficienza energetica, la diffusione delle energie rinnovabili e la mobilità sostenibile.

Ciò non toglie, tuttavia, che anche i settori idrico, del gas e dei rifiuti stanno investendo nella tecnologia, come dimostrano le percentuali riferite al 2018: l’idrico ha investito il 12,9%, il gas il 3,7%, il settore dei rifiuti è quello che ha visto la crescita maggiore, con il 57,9% di investimenti nelle nuove tecnologie.

Ricerca e sviluppo

Parte di questi investimenti riguarda la ricerca e lo sviluppo. In particolare, il 50% delle smart utilities italiane svolge attività di ricerca sia all’interno – con personale dedicato -, sia all’esterno dell’azienda, mentre solo il 16% si affida esclusivamente a professionalità esterne, università, centri di ricerca, fornitori di tecnologie innovative e società specializzate.

Smart mobility

Le utilities italiane investono sull’acquisto di veicoli ecologici e anche in progetti sulla mobilità sostenibile delle città, con iniziative di smart mobility come il vehicle sharing e la sharing mobility. Questi interventi riguardano soprattutto le infrastrutture per il rifornimento dei veicoli a basse emissioni o per le ricariche, nel caso di veicoli elettrici.

La trasformazione è in atto

Il settore dei servizi pubblici sta affrontando enormi cambiamenti, anche in relazione alle enormi sfide che la realtà contemporanea ci ha messo di fronte. Lo standard di qualità cresce e anche la consapevolezza dei clienti, che sono sempre più attenti, informati e cercano risposte. Risposte che le il settore sta cercando di dare con gli investimenti degli ultimi anni.

Queste le parole di Alessandro Marangoni, CEO di Althesys:

“Il settore delle utilities si inquadra in un contesto nazionale sostanzialmente stabile, se non fermo. Invece le top utility continuano a essere in movimento: quindi c’è da aspettarsi un cambiamento nella struttura industriale, un continuo progresso per quanto riguarda gli aspetti tecnologici, e anche un cambiamento in quella che è la relazione con il cliente per cui la digitalizzazione porterà anche trasformazioni importanti non solo nei processi, ma anche nel rapporto con i consumatori”.

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