Dopo un anno di pandemia, l’Europa ha visto crescere il tasso di digitalizzazione dei cittadini, chiamati a modificare i propri comportamenti per continuare a lavorare, studiare, accedere ai servizi fondamentali durante l’emergenza. A confermarlo è uno studio condotto da Deloitte, secondo cui il 30% degli intervistati si è avvicinato per la prima volta a servizi di home banking e shopping online durante la pandemia. Una “rivoluzione” che ha sicuramente ridotto l’impatto devastante del Covid 19, ma non senza zone d’ombra. 

Smart working: il lavoro che cambia 

Secondo lo studio di Deloitte, a seguito della pandemia il 23% dei lavoratori ha provato lo smart working per la prima volta. Inoltre, il 38% degli intervistati conferma di non aver subito battute d’arresto nelle proprie attività, continuando a svolgerle regolarmente, proprio grazie al lavoro da remoto. Tuttavia, chi durante il lockdown ha lavorato unicamente in smart working ha lamentato la mancanza di contatti umani (55%), auspicando un ritorno in ufficio in modalità ibrida. Numeri che lasciano dunque intravedere una progressiva trasformazione digitale delle imprese, introducendo nuovi modelli destinati a radicarsi e perdurare anche nel post Covid. 

Shopping on line e digitalizzazione dei consumi 

Le restrizioni imposte dalla pandemia hanno spinto i consumatori a scoprire lo shopping on line e l’accesso a servizi sempre più digitali, dalla gestione delle utenze ai rapporti con la pubblica amministrazione. E sono in moltissimi ad aver definitivamente detto addio alle interminabili file in banca, in posta o alla cassa del supermercato. Secondo Deloitte, infatti, ben il 30% degli europei ha utilizzato per la prima volta i servizi di home banking e shopping on line, dando impulso ad uno snellimento di procedure ormai obsolete. E anche gli italiani non si discostano da questo trend, colmando il gap che da sempre li separava dai cittadini di altri paesi dell’Unione. 

Curarsi a distanza: la telemedicina 

Accanto ai servizi bancari e di shopping on line, la pandemia ha reso necessarie soluzioni digitali anche in campo medico, garantendo così il diritto alla salute anche senza uscire di casa, soprattutto a tutela dei cittadini più anziani e vulnerabili. In tal senso, sorprende il dato relativo al nostro paese, dove il 59% degli anziani ha vinto la diffidenza nei confronti della tecnologia, avvicinandosi a servizi di telemedicina. La sempre maggiore confidenza con smartphone, computer e tablet, ha inoltre aiutato i senior a vincere l’isolamento e la solitudine del lockdown, assicurando il contatto con i propri cari. 

I limiti della digitalizzazione 

Non mancano, tuttavia, le criticità. È infatti percezione diffusa che, nonostante gli indiscutibili vantaggi dell’online, la dimensione digitale e quella fisica non risultino ancora sufficientemente integrate. Da qui la necessità di soluzioni più efficaci e funzionali, che in futuro sfruttino un mix integrato di fisico e digitale, andando verso un modello sempre più antropocentrico. Proprio come sottolinea Andrea Poggi, Innovation Leader North and South Europe di Deloitte: «Ma da questo grande esperimento che la pandemia ha creato, abbiamo anche capito quali sono i limiti dell’innovazione: non possiamo pensare di trasformare ogni esperienza fisica in esperienza virtuale. L’uso massiccio e continuato della tecnologia durante i mesi più duri della pandemia, infatti, ha fatto riscoprire l’importanza della interazione fisica – in presenza – tra le persone».  

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