Una storia nobile di quasi 90 anni

avisAvis viene fondata a Milano nel 1927 dal dott. Formentano.
Diviene poi Associazione Volontari Italiani del Sangue nel 1946, riconosciuta nel 1950 con una legge dello Stato Italiano.

E’ un ente privato che concorre ai fini del Servizio Sanitario Nazionale in favore della collettività.
Basa la sua missione su partecipazione sociale e volontariato.

Ha come obiettivi soddisfare la domanda di sangue gratuitamente e avere donatori pronti e controllati nella tipologia del sangue e nello stato di salute.
In AVIS ci sono donatori di sangue e collaboratori che promuovono e aiutano l’associazione.

L’AVIS ha 3.180 sedi Comunali, 111 sedi Provinciali, 22 sedi Regionali e l’AVIS Nazionale, il cui presidente attuale è Vincenzo Saturni.

FORMARE E INFORMARE
ecco i convegni AVIS
su stili di vita sani e responsabili e malattie infettive

“AVIS sta investendo molto nella formazione sia dei suoi volontari dirigenti, sia dei giovani che dei donatori in generale.
La formazione riguarda tutti e tutto, in qualsiasi momento”

“Comportamenti a rischio e donazione di sangue: l’importanza dell’informazione e della selezione per la massima sicurezza trasfusionale”.
L’incontro, svoltosi a San Donato Milanese, promosso da AVIS, era rivolto a dirigenti associativi, responsabili delle Unità di Raccolta AVIS, medici, infermieri, tecnici di laboratorio e psicologi

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Avis vorrebbe una città che…

Avis è da sempre dalla parte della salute dei cittadini.
Che caratteristiche dovrebbe avere una città smart per favorire un ulteriore sviluppo della vostra attività?

Ci piace ogni città che valorizzi l’impegno delle associazioni di volontariato e delle persone che in esse si riconoscono, modulando tempi e spazi perché questo impegno non sia residuale ma prioritario.

Ci piace immaginare una città dove anche le relazioni sociali e umane possano essere vissute all’insegna del dono e della gratuità, senza che i ritmi frenetici in cui spesso si è costretti, prendano il sopravvento.
Relazioni di questo spessore favoriscono i donatori di sangue, ne consolidano la periodicità e attirano con più facilità quelli nuovi.

La tecnologia ha un ruolo centrale nell’evoluzione delle città.
Per AVIS che ruolo ricopre la tecnologia?

Abbiamo sempre creduto nella tecnologia e nei suoi sviluppi, non come strumenti astratti ma come modalità concreta per rispondere ai bisogni degli ammalati e offrire ai donatori le condizioni più idonee e di qualità per il loro gesto di gratuità.
Come AVIS abbiamo seguito sempre con attenzione il progresso medico scientifico, cercando di adeguare le nostre sedi e le nostre unità di raccolta sangue – non ultimo il complesso processo di accreditamento concluso il 30 giugno scorso – ai rinnovati standard di qualità.

Al tempo stesso crediamo anche nel progresso informatico e cerchiamo di essere presenti sul web (abbiamo anche una radio on-line, Radio Sivà) e sui social declinando un messaggio antico con le nuove forme della comunicazione.

Tra l’altro, proprio a conferma di questa attenzione per le nuove tecnologie, ricordiamo con piacere che un’associazione di volontariato come la nostra è stata pronta e lungimirante nel registrare – già sul finire degli anni Novanta quando internet era proprio agli inizi – la pagina www.avis.it.

“Promuovere l’informazione e l’educazione sanitaria dei cittadini”
La componente culturale è uno dei punti dell’articolo 3 dello Statuto di Avis.
Che ruolo hanno la formazione e l’educazione dei cittadini per realizzare delle città realmente smart?

AVIS sta investendo molto nella formazione sia dei suoi volontari dirigenti, sia dei giovani che dei donatori in generale.
La formazione riguarda tutti e tutto in qualsiasi momento.
In questo particolare momento siamo concentrati sulla formazione rispetto al nuovo decreto del 2 novembre 2015 che aggiorna i criteri di ammissione alla donazione e di selezione del donatore, con un lavoro meticoloso per far comprendere a dirigenti e donatori quanto sia importante essere informati e consapevoli del gesto che si sta per compiere.
Non basta la spinta etica alla donazione, occorre anche essere sempre preparati e responsabili.

In tanti siamo stati tentati, almeno una volta, a donare il sangue.
Poi la maggior parte di noi non ci prova neanche.
Che messaggio vuole lasciare agli “eterni indecisi” della donazione?

Riprenderei il tema della nostra campagna di comunicazione, “La prima volta”.

Questa prima volta potrebbe fare un po’ di paura, potrebbe costringerci a cambiare qualche abitudine, ma è una prima volta che diventa poi ‘per sempre’ e regala soddisfazioni grandissime.

Ovviamente non c’è solo questo aspetto emotivo.
Donare sangue è anche un momento di medicina preventiva, perché contribuisce – attraverso le analisi cui si è sottoposti – a tenere sotto controllo il proprio stato di salute.

Insomma, agli indecisi mi sentirei di dire che donando il sangue si fa bene agli altri e a se stessi.
Che cosa si può desiderare di più?