Negli ultimi periodi si parla molto di mining criptovalute e ultimamente molti analisti si chiedono quanto importante è l’impatto del mining sul nostro pianeta, sia come consumo energetico che come impatto inquinante

Cosa significa minare criptovaluta

mining

Prima di entrare nello specifico significato di minare criptovaluta (o estrarre cripto, che dir si voglia), pensiamo sia opportuno chiarire brevemente cos’è una criptovaluta.

Il termine, come si intuisce, deriva dall’unione di due parole: cripto e valuta. Parliamo, cioè, di una valuta non visibile e non utilizzabile se non dopo la decodifica di uno specifico codice informatico.

Oppure, per dirla in altro modo, si tratta di uno strumento virtuale e digitale alla cui base sta la crittografia (disciplina che modifica la struttura di un testo chiaramente comprensibile a tutti, in un testo cifrato, comprensibile esclusivamente a chi conosce le cosiddette chiavi di accesso).

Attualmente si stima che siano in circolazione nel mondo circa 1300 criptovalute diverse, ognuna con specifiche caratteristiche che la contraddistingue e la diversifica dalle altre.

La prima, e più conosciuta, criptovaluta è rappresentata dai Bitcoin. Tra le altre, ne citiamo alcune degne di nota per valore e stabilità: Ethereum, Litecoin e Cardano.

Torniamo, quindi, al mining (da cui, il termine italianizzato minare) e cerchiamo di capire come funziona questa operazione, nota anche come estrazione delle criptovalute.

La rete all’interno della quale vengono effettuate transazioni, inserisce queste stesse transazioni (lo fa per memorizzarle) in determinate strutture di dati gergalmente note col termine blocchi.

I blocchi si trovano, uno dopo l’altro, all’interno di un enorme database pubblico, una sorta di registro mondiale detto blockchain.

Per consentire a ciascun blocco di potersi unire a questa sorta di catena, è indispensabile che un elaboratore lo chiuda, e per fare ciò deve riuscire a trovare un determinato codice.

L’obiettivo viene centrato solo dopo un’infinità di tentativi basati su complicati algoritmi matematici: una volta trovato il codice, il blocco viene, in un certo senso, cristallizzato in una situazione non più modificabile in futuro.

Il miner (letteralmente minatore, cioè colui che, analogamente ai minatori che cercavano l’oro in fondo alle miniere, adesso cerca l’oro nei meandri del sistema), che per primo, risolvendo un complicato algoritmo crittografico, trova il codice riceve, come ricompensa, un numero prestabilito di nuove criptovalute, generate appositamente dal sistema.

In pratica si viene in qualche modo risarciti dell’enorme quantità di energia elettrica consumata dall’elaboratore per giungere al codice cui si faceva cenno prima.

Il mining, una attività ad alto consumo energetico

Il problema è che gli ultimi studi eseguiti sul mining hanno messo il mondo intero di fronte a una situazione davvero preoccupante.

Questo perché sono ormai lontani i tempi quando, con un semplice personal computer, era possibile minare criptovalute dalla propria abitazione.

Adesso l’azione di mining è talmente complessa che, per poter supportare gli elaboratori con la necessaria potenza di calcolo è necessario riunire il lavoro di grosse quantità di macchine: nascono così corpose aggregazioni di miners che vengono denominate Mining Pools.

La conseguenza è che l’operatività di queste grosse concentrazioni di elaboratori porta, inevitabilmente, ad un incredibile spreco di energia elettrica, con un impatto ambientale di proporzioni inimmaginabili.

Molti sono gli esperti del settore che lanciano gridi d’allarme, non ultimo Bill Gates, che si è schierato decisamente contro il mining di Bitcoin, la madre di tutte le criptovalute attualmente in vigore, e lo ha fatto affermando che questa attività è da considerarsi ”la principale fonte di inquinamento dell’ambiente”.

La causa, secondo Gates e secondo moltissimi esperti del settore che la pensano come lui, va ricercata nella potenza di calcolo elevatissima che devono possedere i computer che effettuano il mining.

Negli enormi capannoni appartenenti ai più grandi Mining Pool, dove sono stipati numerosissimi mega computer (con altrettanti ventilatori necessari ad evitare il loro surriscaldamento) si registra un consumo di energia elettrica davvero impressionante.

Per questo motivo, le grandi società che si occupano di mining stabiliscono le loro sedi in paesi dove il prezzo medio dell’energia elettrica è più basso (come, ad esempio, il Sudan o il Venezuela). Ovviamente, in Italia non esistono strutture di questo tipo, dato che qui il costo dell’energia elettrica sfiora € 0,22 Kw/h.

Qualche tempo fa l’Università di Cambridge ha reso pubblico il risultato di alcuni suoi studi riguardanti la quantità di energia elettrica consumata in seguito alle operazioni di mining di bitcoin: è stato calcolato che il consumo dei bitcoin è di circa 121,36 terawattora (TWh) ogni anno.

Tanto per dare un dato più comprensibile, lo studio compara l’entità di questo consumo all’intero fabbisogno energetico di una grande nazione come l’Argentina.

Ne consegue un impatto, in termini di ecologia, altrettanto significativo: infatti, è stato calcolato che l’emissione di anidride carbonica originata dal mining corrisponde a circa 37 milioni di tonnellate ogni anno (per un paragone esplicativo simile al precedente, questo dato corrisponde all’impatto ambientale annuale provocato dalla Nuova Zelanda).

Infine, lo stesso studio ha posto il settore di fronte al fatto che il consumo di una sola, unica transazione di bitcoin equivale a quello di circa 600mila transazioni Visa.

Computer e schede video potenti per minare in maniera performante

Per chi volesse comunque sapere qualcosa in più sugli strumenti maggiormente in grado di gestire un’attività di mining, ecco un breve elenco delle schede video maggiormente performanti.

Chiaramente, prima di passare all’elenco, c’è da dire che le grandi società di mining, in possesso di enormi budget, possono permettersi l’utilizzo di chip Asic (Application Specific Integrated Circuit). La maggior parte degli home miner (quelli, cioè, che operano ancora da casa) usa, invece, CPU o GPU.

In questo 2021 sembra che le nuove schede video Nvidia della serie Ampere stiano scarseggiando per via dei numerosi miner che hanno visto le enormi potenzialità di queste schede nel minare più velocemente, dato che l’hardware sempre più potente aiuta i miner ad estrarre più criptovaluta possibile nel minor tempo possibile.

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