Tutti hanno sentito parlare di lavoro ibrido, ma di hoteling (conosciuto anche come hotelling o office hoteling) e di hot desking molto meno.

Eppure sono tra le pratiche principali più utilizzate da trent’anni a questa parte per creare uffici dinamici, flessibili e adatti a un lavoro un po’ in presenza e un po’ da remoto.

Hoteling e Hot desking: cosa sono e qual è la differenza

L’hoteling è un metodo di gestione degli uffici implementato già negli anni ’90 da società di consulenza e contabilità.

Sostanzialmente consiste in una pratica in cui i dipendenti prenotano uno spazio di lavoro (scrivania, sala meeting o ufficio personale) prima di raggiungere l’ufficio.

Non si parla più quindi di scrivanie “di proprietà” allestite con piante, foto di famiglia incorniciate e pupazzetti porta fortuna: tutte le scrivanie dell’ufficio sono a disposizione di tutti, previa prenotazione e per un uso temporaneo.

I vantaggi di questo metodo sono sicuramente il risparmio dei costi sugli immobili commerciali e una maggiore opportunità di collaborazione tra i dipendenti.

L’hot desking, invece, è un sistema di organizzazione dell’ufficio che non comporta la prenotazione della scrivania: il dipendente arriva in ufficio e sceglie dove lavorare senza prenotare in anticipo.

Questa pratica è particolarmente diffusa negli spazi di coworking: ci sono degli spazi di lavoro condivisi in cui i dipendenti lavorano solo occasionalmente o per brevi periodi.

Anche per l’hot-desking uno dei maggiori vantaggi è la riduzione dei costi e degli spazi (fino al 30% in alcuni casi), soprattutto per quelle città dove gli affitti degli uffici sono particolarmente alti.

LE docking station IBRIDE DI KENSINGTON

La pratica dell’hotelling e dell’hot desking sono il risultato di una maggiore mobilità dei lavoratori, resa possibile dai progressi della tecnologia mobile, ma anche del sempre più diffuso BYOD (Bring-your-own-device).

Le politiche BYOD consentono ai dipendenti di lavorare con dispositivi personali anziché aziendali, per cui è necessario fornire ambienti in cui ci si può connettere a monitor, stampanti, caricabatterie, tastiere e altro indipendentemente dal tipo di dispositivo che si ha.

In questo ambito le docking station ibride (abbiamo parlato qui di che cos’è una docking) sono sempre più ambite rispetto a quelle proprietarie perché consentono opzioni di lavoro flessibili per qualsiasi standard, in qualsiasi ambiente di lavoro, e contribuiscono a risparmiare sui costi operativi.

Kensington, ad esempio, mette a disposizione docking ibride molto più facili da implementare e gestire perché si adattano a più brand di PC rispetto alle docking realizzate appositamente per un certo brand.

In più, permettono di risparmiare risorse e spazio sulla scrivania, incentivando modalità di lavoro flessibili, moderne e produttive con soluzioni di docking che supportano laptop Thunderbolt 3 e USB-C, nonché laptop USB-C e USB-A tradizionali.

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