Se state pensando di aumentare la memoria e migliorare le prestazioni del vostro computer, vi sarete posti la domanda su cosa sia meglio tra l’installazione di un hard disk (HDD) o di un SSD (Solid State Drive). In questo articolo faremo chiarezza sul funzionamento delle SDD e sulle ultime evoluzioni di questo sistema.

Come funziona un hard disk SSD

Un SSD è un sistema di espansione della memoria interna che utilizzano la tecnologia flash, soprattutto NAND, basata su semiconduttori (o transistor) che permettono l’aumento di velocità e di prestazioni generali del pc.

Le migliori prestazioni di queste unità sono dovute alla totale assenza di parti meccaniche: gli SSD infatti sono composti esclusivamente da componenti elettroniche che li rendono più veloci e silenziosi, oltre che più efficienti.

Grazie alla tecnologia flash, sono in grado di immagazzinare grandi quantità di dati, registrandole su celle di memoria.

Le celle sono composte da transistor che hanno la caratteristica di mantenere la carica elettrica per lunghi periodi: ciò fa sì che anche in assenza improvvisa di elettricità, o quando il pc viene spento, le celle di memoria flash presenti mantengano i dati immagazzinati, eliminando il rischio di perdita.

L’assenza di parti meccaniche inoltre rende quasi impossibile il surriscaldamento del dispositivo e diminuisce il quantitativo di energia necessario per far funzionare l’SSD.

Senza parti meccaniche, inoltre, permette al disco di avere dimensioni ridotte, così da poter essere inserito anche all’interno di macchine dal design ultrasottile, o da poter essere prodotto come supporti esterni leggeri e trasportabili più facilmente.

Ma come funziona il salvataggio? Quando si vuole salvare un’informazione, l’SSD cercherà la prima cella libera e andrà a scrivere il contenuto al suo interno.

La memoria flash consentirà poi di distribuire più uniformemente le informazioni all’interno e a limitare l’usura della stessa, al contrario degli hard disk dove le informazioni vengono salvate in maniera più volatile. Per certi aspetti i solid state drive assomigliano alle memorie RAM.

Grazie a queste caratteristiche, i produttori di computer stanno lentamente sostituendo gli hard disk con SSD, per i quali le aziende produttrici arrivano a garantire una durata di circa centoquarant’anni, una maggiore resistenza agli urti e tempi di accesso ai dati e archiviazione che vanno tra i cinque e i dieci millisecondi.

Sul mercato oggi esistono diverse tipologie di SSD: le più diffuse attualmente sono SATA, SAS e NVMe. Per modalità d’uso e costi, i SATA e gli NVMe sono pressoché intercambiabili.

Quest’ultimi sono indubbiamente i più vantaggiosi, soprattutto in termini di velocità: per questo motivo meritano un approfondimento dettagliato per capirne le caratteristiche principali e le differenze con gli SDD tradizionali.

Gli Hard disk SSD NVMe

hard disk ssd

L’NVMe (o Non-Volatile Memory Express) è un’interfaccia per la trasmissione di dati tra computer e i dispositivi di memoria che sfrutta il bus PCI Express.

Si pensa che nel giro di qualche anno possa diventare lo standard per la maggior parte delle unità di storage, grazie ai suoi tempi ridottissimi di latenza nell’input/output (I/O): ad oggi, la velocità di risposta per gli SSD NVMe si attesta intorno a qualche centinaio di millisecondi.

Questo è possibile perché lo standard NVMe comunica direttamente con la CPU di sistema, riducendo i passaggi necessari per l’I/O.

Il vantaggio di questa soluzione sta nella compatibilità con tutti i principali sistemi operativi, Mac OS, Windows e Linux, che supportano già da tempo questo tipo di soluzione, ma la sicurezza di poterlo utilizzare l’abbiamo soprattutto con le interfacce di ultima generazione.

Se si vuole installare un’unità di questo tipo è infatti necessario verificare di avere la motherboard e il BIOS (chiamato oggi UEFI) compatibili.

Le più recenti versioni dei sistemi operativi non dovrebbero creare nessun problema in questo senso, ma è importante verificare che il BIOS possa attivare l’UEFI 2.3.1.

Possiamo già anticipare che gli SSD NVMe sono più rapidi rispetto ai SATA e ai SAS, tanto da permettere un’accensione molto più veloce del computer e sono mediamente più affidabili quando ci si trova a memorizzare o aprire file molto voluminosi.

Le velocità raggiunte dagli NVME rispetto agli SSD tradizionali

Gli SSD NVMe sono nettamente più veloci rispetto ai tradizionali. Grazie alle loro caratteristiche, infatti, possono inviare circa 64000 comandi (o più) per coda utilizzando cicli di CPU ridotti. I tempi di latenza si attestano per questo tipo di memoria intorno ai 2,8 millisecondi.

Questo standard si collega tramite PCI Express (Peripheral Component Interconnect Express), disponendo quindi di una banda larga maggiore rispetto a quelli SATA e SAS: NVMe garantisce una capacità di trasferimento pari a circa 1Gbps per canale, contro i 6 Gbps del SATA e i 12 Gbps dei SAS.

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