Coronavirus e smart working… nei giorni della grande incertezza è esplosa l’attenzione per il lavoro agile e, dal web ai social è tutto un fiorire di guide, consigli, regole… attenzione agli abbagli e soprattutto agli esperti improvvisati.

Coronavirus, un po’ di autocritica

Intanto una premessa, come giornalisti, come mondo della comunicazione in generale dobbiamo tutti fare una grossa autocritica perché, di fronte a quanto sta accadendo nel nostro Paese, non ci siamo certo distinti per capacità di narrazione equilibrata, obiettiva, utile.

Intorno al Coronavirus è tutto un rumore di sottofondo di articoli, video, foto “clamorose”, dichiarazioni indecenti e, purtroppo, anche di articoli evidentemente costruiti per andare a caccia di click. Una mania, quella per Seo e indicizzazione che non ha risparmiato nessuno, nemmeno riviste e giornalisti di settori che nulla hanno a che vedere con la cronaca. E allora eccolo l’approfondimento sui tamponi fatto da testate ICT, e allora eccola la classifica dei Paesi più contagiati fatta da una testata che si occupa di automazione industriale…

La cosa che più colpisce poi è che le stesse penne che hanno concorso a scatenare la psicosi oggi non abbiano alcuna remora nello stracciarsi le vesti di fronte agli eccessi di isteria e ai supermercati vuoti… troppo tardi, troppo facile e ipocrita così.

Coronavirus e Smart Working, non facciamo rumore e nemmeno confusione

Di tutto e di peggio insomma e, venendo al canale, al mercato ICT, che poi è quello che ci interessa di più anche da queste parti non ci siamo fatti mancare nulla, vedi quanto sta accadendo allo smart working. Con viaggi, spostamenti ridotti a zero anche nelle zone che rosse non sono, inevitabilmente l’attenzione di tutti, operatori, aziende, lavoratori si è riversata sugli strumenti digitali e tecnologici che ci permettono di essere on, di lavorare da casa, come se fossimo in ufficio. Non c’è nulla di male, anzi, nella grande paura, si spera davvero che questa attenzione serva a dare un colpo d’ala ai tanti freni che spesso le imprese hanno evidenziato nei confronti del lavoro agile (qui in particolare un approfondimento sulle 5 più grandi e tradizionali obiezioni delle imprese verso questa forma di lavoro e collaborazione).

 

Detto questo non possiamo evitare di richiamare l’attenzione di tutti sulla necessità di fare grande attenzione perché, un po’ come nel caso del fenomeno GDPR e della rivoluzione della privacy (in contesti e situazioni ovviamente diverse ma simili per volume di “rumore”), proprio in questo scenario sono tanti gli operatori che si stanno improvvisando esperti, consulenti, partner di fiducia con offerte, soluzioni e tecnologie altrettanto improvvisate. Mai come in questo caso insomma, ancora una volta, torna d’attualità il tema delle competenze e del valore. Mai come nel caso dell’allarme legato al Coronavirus e alla necessità di lavorare in modalità smart, è importante dunque che chi come voi, noi, si muove, fa business portando innovazione sul territorio abbia un comportamento etico, corretto e soprattutto “utile” per i propri clienti.

L’idea di “sciacallare” sull’emergenza è in qualche modo comprensibile ma non per questo è anche buona, anzi. Il rischio è, ancora una volta, quello si portare manager, imprese su strade forzate, sbagliate che poi comprometteranno, in futuro, la percezione del valore che le tecnologie digitali hanno offerto a queste stesse imprese, manager

Coronavirus e Smart Working, facciamo ordine

Proviamo, nel nostro piccolo, anche grazie ad alcune vostre preziose segnalazioni arrivate in questi giorni, ad avviare un confronto e anche un piccolo percorso di sensibilizzazione sul tema, vero dello smart wortking che, badate bene, non è certo il “lavoro da casa” così come viene facilmente liquidato in queste ore, almeno non solo e soprattutto solo in minima parte. Per cominciare dunque proviamo a condividere qui qualche link, crediamo utile e affidabile, sul fenomeno smart working e su cosa rappresenta veramente per il nostro Paese.

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