Coronavirus e pc, l’epidemia non ha soltanto pesanti ripercussioni sulla salute delle persone, ma anche sociali, andando a incidere significativamente sull’economia del Paese più coinvolto, vale a dire la Cina. Con delle conseguenze particolarmente rilevanti anche per uno dei settori più fiorenti dell’industria del gigante asiatico, vale a dire quella della produzione di smartphone. Nella Repubblica popolare, infatti, hanno sede gli stabilimenti produttivi dei maggiori fornitori globali del settore, tra cui naturalmente Huawei, Apple, Xiaomi e Oppo.

Le prime avvisaglie dell’impatto dell’epidemia influenzale su questo cruciale settore si erano in realtà avvertite al di fuori del territorio della Cina, con la cancellazione del Mobile World Congress di Barcellona – l’evento più atteso dal mondo della telefonia – come misura di precauzione estrema, data la presenza per l’appunto di moltissime aziende cinesi. Oggi, invece, si parla apertamente di ripercussioni estremamente negative sulle vendite di smartphone nel Paese asiatico che, date le sue dimensioni e la popolazione residente, è anche il maggiore mercato globale.

Coronavirus e pc Le stime negative di Canalys

coronavirus

In particolare, le stime recentemente diffuse dalla società di consulenza Canalys sono particolarmente negative: all’inizio di febbraio, Canalys prevedeva in Cina una flessione del 7% per il mercato smartphone e dell’8% per quello pc tra il quarto trimestre 2019 e il primo trimestre 2020. Questa settimana, però, il gruppo ha rivisto pesantemente al ribasso le sue stime, ipotizzando per il primo trimestre 2020 una diminuzione del 20% per il mercato pc cinese, mentre la decrescita del comparto smartphone sarebbe addirittura del 40-50%. Ma come si spiegano questi numeri? Nelle regioni della Cina più colpite dall’epidemia – vaste in realtà come alcune nazioni europee – esistono delle pesanti limitazioni alla circolazione e ai movimenti di cose e persone. Tutto questo, ovviamente, ha delle ripercussioni significative sui negozi fisici retail, che dunque in molte città sono sostanzialmente chiusi o deserti. Per motivi similari anche le vendite on line non riescono a decollare o a colmare questo gap. Inoltre, il Coronavirus impatta sia sulla fiducia che sulle aspettative dei consumatori cinesi, anche di quelli di aree non direttamente esposte alla pandemia. Ritardando dunque i classici acquisti di sostituzione.

Coronavirus, I problemi della produzione

I problemi, però, hanno origine anche dal lato della produzione. In particolare, il 2020 doveva essere l’anno del lancio dei telefoni pronti per supportare il 5G, ma – viste le varie restrizioni in atto e l’emergenza sanitaria – molti big della telefonia hanno preferito rimandare gli eventi di lancio e le attività di marketing correlate a giorni migliori. La stessa produzione di smartphone, pur non essendo in massima parte concentrata nella regione di Habei, appare rallentata in tutta la Cina.

È di ieri l’annuncio di Apple, che ha abbassato le sue previsioni di vendita degli iPhone, in parte proprio per una produzione non al passo con il ritmo dei mesi precedenti. L’aspettativa di Canalys è che la produzione possa tornare ai livelli normali pre-emergenza entro la fine di febbraio, consentendo così un certo recupero del mercato in marzo. Ma anche la stessa società di analisi non è certissima di questa sua conclusione, tanto da aggiungere che la situazione potrebbe comunque migliorare o deteriorarsi ulteriormente nel breve termine. Insomma, si naviga a vista e l’unica certezza è che il Coronavirus influenza non solo la dinamica del mercato smartphone ma anche quella degli altri dispositivi elettronici, quali ad esempio i wearable.

C’è però un segmento che fa eccezione, ed è quello dei notebook: uno degli effetti dell’epidemia è di aver incrementato in misura esponenziale la domanda di telelavoro in Cina, spingendo così la richiesta di computer portatili.

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