Interessante riflessione di Claudio Todeschini, giornalista di The Games Machine: previsione attraente o concezione un pò desolante di un gaming del futuro totalmente in streaming?

Attiva o passiva che sia, a noi la scelta.

Il futuro sarà in streaming (e sempre più pigro)?

L’altro ieri, browsando pigramente la internet, mi sono imbattuto in un articolo che anticipava alcuni progressi tecnologici che ci attendono da qui al 2030, dalle auto totalmente autonome ai farmacisti robotici, passando per le città senza semafori ai cellulari impiantabili direttamente nel corpo.

Fin qui niente di trascendentale, giornalisticamente parlando: alcune ipotesi sono plausibili e sensate, altre mi paiono piuttosto campate in aria. Senza particolare motivo, e saltando bellamente di palo in frasca (ma un filo logico c’è, ci arrivo subito!) per una mera questione di opportunità ho finalmente sperimentato lo streaming dalla Xbox One S del salotto al PC che tengo nello studio. Incidentalmente, da qualche mese a questa parte nello studio ci è finita pure la PlayStation 4, collegata al monitor principale del PC, sia per poter streammare con facilità (a proposito, lo seguite il nostro bellissimo canale Twitch? No? Allora metteteci subito un cuoricino!), ma soprattutto per conciliare i ritmi lavorativi di quest’ultimo periodo con qualche sana pausa ludica senza dovermi barcamenare da una stanza all’altra. Sono pigro, lo so. E aver portato (per così dire) anche l’altra console in studio ha ulteriormente aumentato il mio tasso di accidia complessiva. È vero, la qualità dello streaming non è sempre eccelsa, ma in generale la cosa non rappresenta un problema enorme.

Il pigro dentro di me, di fronte alla possibilità di poter usufruire di tutte le piattaforme ludiche “importanti” di casa da un solo schermo, lo stesso che uso anche per lavorare e tenermi collegato con il mondo, non ha potuto non chiedersi se, in qualche modo, possa essere questo il futuro del gaming. Se l’è chiesto gongolando, tra l’altro. Pensando anche alle mosse che altri stanno portando avanti (vedi Nvidia con il suo GeForce Now), come lo vedete un futuro non vicinissimo – e parlo di almeno una decina d’anni – in cui ogni titolo si gioca solo tramite streaming via internet? Senza preoccuparsi di dover comprare l’ultima console, o di fare upgrade particolari al PC ogni tot, ma solo di abbonarsi ai servizi che si desiderano, che siano erogati da Sony, Microsoft, Nintendo, Nvidia, Valve o chi vi pare.

Non fate quella faccia, eh, che è la stessa che mettevate su dieci anni fa quando si parlava di abbandonare i giochi scatolati in virtù degli store digitali! Secondo me non avete tantissima voglia di tornarci neppure voi, a quei tempi là. Insomma, per farla breve, vi sembra plausubile che il videogame possa seguire l’evoluzione che la televisione ha finalmente abbracciato appieno da un paio d’anni a questa parte? E non parlo solo dell’ipotesi di Steam che mette a disposizione il suo catalogo esattamente come Netflix, ma un passo in più: la possibilità di giocare in streaming anche con un PC che, da solo, reggerebbe a malapena qualche vecchia avventura grafica. Giochi, ma anche potenza computazionale. Ve le immaginate Sony, Microsoft o Nintendo che non si preoccupano più di produrre, distribuire, promuovere console fisiche, ma solo di lavorare a titoli sempre più belli, e di fornire la potenza di calcolo per farli girare ed erogarli in streaming ai loro abbonati? Non sarebbe bellissimo? Quanto gioirà per questo il pigro che è dentro di me?

(Poi certo, c’è sempre il problema della banda necessaria, come ben sa Ivan Conte, e non a caso ho parlato di scenari da qui a una decina d’anni almeno, quando si spera il problema possa ormai rappresentare un ricordo lontano)

 

Fonte: The Games Machine

Articolo di riferimento: 21 technology tipping points we will reach by 2030